Cinema&Disabilità

Sweetie

Sweetie

Storia di ordinaria follia in una famiglia australiana del Nuovo Galles del Sud.

È tutta fuori di testa Sweetie (K. Colston), adolescente obesa un po' ritardata, di appetiti voraci e pulsioni elementari, ma per anormalità anche gli altri non scherzano, compresa sua sorella Kay (G. Lemon), sessuofoba dalle paure ossessive che la ospita. Il secondo film della neozelandese J. Campion (1955) - il primo per il cinema, stroncato o sottovalutato da 4 critici su 5 - colpisce per la qualità dello sguardo, la sensibilità dell'approccio, la scelta iperrealista di oggetti feticisticamente caricati di memorie, la capacità di rappresentare sentimenti deviati e idee confuse in immagini chiare e distinte che rimandano alla traslucida precisione di grandi fotografi americani come David Hockney.

Sgradevole con premeditazione, ma senza gratuite provocazioni cerebrali. La parte finale con la morte di Sweetie illumina a ritroso il senso del discorso.